ARTE E SALUTE
di Roberta Pedrinis

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L'arte è un modo sensibile di parlare al mondo, di parlare di sé, di parlare agli altri e con gli altri.

A partire dallo scorso mese di dicembre si sono tenuti a Locarno e a Lugano degli incontri di espressione creativa organizzati dalla Lega Ticinese contro il cancro.

La parola che mi viene spontanea è stupore. Stupore e meraviglia per  l'intensità dei momenti vissuti e la bellezza dei lavori creati.

L’arte terapia è un metodo di sviluppo e di cura della persona che si basa sull’attivazione di quel potenziale creativo che silenzioso alberga in ogni essere umano, pur trovandosi in situazione di disagio fisico, psichico e/o sociale. E l’attivazione di questa forza vitale, che permette il rinnovamento e la trasformazione.

La creatività è un modo di comunicare che utilizza un linguaggio diverso da quello con cui siamo invitati a esprimerci comunemente. Il linguaggio creativo permette ad ogni essere umano di esprimersi in modo autentico, unico e profondo. Utilizzando un mediatore diverso dalla parola, come ad esempio il linguaggio grafico-pittorico, ogni persona, senza avere conoscenze specifiche può accedere a quelle parti più nascoste del proprio essere, divenendone cosciente e potendole integrare nella propria persona.

Attivando queste risorse presenti in ogni essere umano, all’interno di un atélier creativo con l’accompagnamento di una persona formata all’utilizzo dei linguaggi artistici e all’accompagnamento psicologico, è possibile dare forma ai propri vissuti interiori anche inconsci. Al ritmo dell’opera, immagini, desideri, sensazioni, emozioni, pensieri prendono forma, possono così venire elaborati e la persona può ripartire da un’impronta soggettiva.

La creatività permette all’essere umano di tornare ad essere l’autore della propria storia così unica ed irripetibile perciò così preziosa, con tutte le proprie emozioni, sede dell’animo umano.

Nel corso dei secoli abbiamo sviluppato l’idea che la creazione artistica competa solo ad una ristretta cerchia di individui specificatamente dotati. In questo modo abbiamo negato alla maggioranza delle persone appartenenti alla nostra società urbana e tecnologicamente avanzata i loro diritti naturali, ossia che, in quanto esseri umani, tutti hanno il diritto di riprodurre il proprio esclusivo segno creativo, un’impronta che nessun altro potrebbe creare. Tutti noi abbiamo bisogno di produrre questa “impronta” perché ogni impronta creativa riafferma il Sé. Essa comunica “io ci sono”, “Io ho qualcosa da esprimere”. L’arte coinvolge le emozioni e libera lo spirito, e questo può incoraggiare le persone a fare qualcosa perché vogliono farlo e non soltanto perché qualcun altro decide che è per il loro bene. Il linguaggio artistico- creativo può motivare più di qualunque altra cosa. E solo producendo un’impronta che nessun altro potrebbe lasciare che si manifesta la scintilla individuale della nostra umanità.

I lavori creati esprimono sentimenti  del profondo dei loro autori; usando un pasticcio linguistico possiamo dire che l’arte si trova a proprio agio nel disagio. Frequentare regolarmente un atélier di arte terapia permette di migliorare la qualità di vita, consente di percepire la malattia come un vissuto e un valore da cui trarre energia positiva per poter rispondere al meglio  e collaborare all’iter di assistenza medico-scientifica.

Di seguito alcuni lavori e le testimonianze dei loro autori.

Anna, 65 anni

“oggi, 15 dicembre 2006 abbiamo iniziato un corso di pittura terapeutica. Mi ha fatto tanto bene e piacere. E’ stato come allontanarsi per un po’ dai miei pensieri non belli, come essere “fuori dai pensieri e dalle sofferenze quotidiane” per 3 ore. Abbiamo formato una bella compagnia non come amiche ma come sorelle.

Il mio albero

 

“Questo è il mio albero ma in realtà è il mio personaggio racchiuso in me stessa con tante idee e pensieri che essendo chiusi in me stessa non riesco a sbloccare, vorrei fare tante cose, ecc… vorrei tornare indietro nel tempo ma aspetto solo che la pioggia finisca e venga la luce con la volontà di Dio.” 15.12.2006.

Io e i colori

 

“Ho fatto questo disegno con gli occhi chiusi ma in realtà era come averli aperti, in esso vi è racchiuso tutto il mondo raggruppato su se stesso che vola in cielo tra le bellissime stelle e questo arcobaleno ha una profondità che descrive cose che vengono dal cuore senza poterle esprimere.” 16.02 .07.

Scarabocchio

E uno scarabocchio ma in realtà sembrano tutti serpenti che si impigliano tra di loro in mezzo a una rete senza poterne uscire. 2.03. 2007.

 Io, il temporale e la suora

 

“Questo disegno è una storia che non posso descrivere ma in me stessa ha un significato indescrivibile, ma la mia serenità è stata sempre guardare i fiori.” 23.03 07.

“Attraverso i disegni ho potuto esprimere delle cose che mi disturbavano ed ho potuto liberarmene”.

Mariella, 52 anni

“Un giorno vidi copiare un bel dipinto di un grande pittore, ne rimasi incantata e a questa persona dissi: “lei è il più gran falsario sulla piazza…” Mi congratulai con lui per essere capace di riprodurre su tela così tanta bellezza… Io purtroppo non ho questo talento. Durante il corso mi sono sbizzarrita sui colori e non sulle forme, per me l’uso dei colori è stato di grande aiuto, un’alchimia, un lasciare andare….”

Il mio albero

“Solo all’albero ho dato la sua forma piantando in profondità le sue radici. In lui riconosco la mia forza, il mio coraggio e la mia voglia di vivere dopo il 14.02.02. Da 5 anni rappresenta molto per me, l’osservo ogni giorno, ho visto ogni suo cambiamento, ho osservato ogni suo mutamento in ogni stagione…” 15.12.07.

Rinascita

“Dopo (guarda caso) 9 mesi di gestazione (cure assai pesanti) nacqui… per la seconda volta, i miei primi passi furono assai traballanti, poi imparai finalmente a stare in piedi e da allora passo dopo passo non mi ferma più nessuno Questa mia rinascita l’ho trasmessa al pennello poi sul foglio con un’esplosione di colori (fuochi d’artificio), un rinnovamento cellulare” 19.01.07.

Io e gli altri

“Dopo una grande burrasca mi ritrovai ancora sulla mia canoa, mi sembrava di essere “una barca in un bosco”. Ero alla deriva ma il peggio era ormai passato lontano. Durante questa spaventosa traversata persi un po’ del mio equipaggio, persi anche il timone ma per fortuna scattò il “pilota automatico” . 26.01. 07.

Mi rappresento

“Non è facile presentarsi in così poco spazio: La mano dipinse una fiammella poi capovolsi il foglio e continuai senza sapere dove andavo a parare. Alla fine click! Visione! Rividi il mio utero, già, perché qualche anno fa ho avuto un problemino… “sanguinava in continuazione”. Per tanto tempo lottai per salvarlo. La cosa buffa è che non l’avevo MAI accettato né amato e quando ormai lui era in extremis.

IO NO, LO VOGLIO, E MIO. Cominciai ad amarlo ed apprezzarlo. Quando lo persi fu come perdere me stessa, quel poco di femminilità che mi restava. Mi sentivo finita e sfinita. Però ne uscii trionfante perché finalmente ebbi l’occasione di vederlo (in fotografia si intende) , sono molto orgogliosa del mio capolavoro, era perfetto, l’ho definito come i - Bronzi di Riace -” 02.02.07.

“Il gruppo di espressione creativa  mi ha insegnato e dato tanto, ma la cosa più bella è che ciò che ho scritto non l’ho bruciato, cosa che da cinque anni ho fatto regolarmente, ora l’ho conservato e ho potuto comunicarlo alle altre persone del gruppo.

Ho trasformato così il mio “carcinoma rinofaringeo tipo Schmincke Regaud  “Gazza –Chiesa” in un evento positivo anziché ritenerlo una maledizione, una tragedia o un mostro. Lui mi ha cambiato la vita, ho trovato la pace in me stessa, la serenità e la gioia di vivere giornalmente la mia quotidianità e perciò gli dico GRAZIE come a tutte le meravigliose persone che mi sono state vicine, che ho conosciuto, che mi hanno curato, aiutato, assistito, amato e che mi hanno dato tanto, tanto, tanto…” Mariella Gazza-Chiesa
 

Rosanna, 50 anni

25 luglio 2005

“Questo disegno rappresenta l’inizio  della mia malattia, della gioia contrapposta  al dolore, la vita alla morte e  di come non vi possa essere l’uno senza l’altro . Nella malattia ho trovato  il vero senso della vita, della straordinarietà di ogni giorno.”   19.01.07.

Scarabocchio

“Da alcuni tratti  disegnati ad occhi chiusi  su un foglio ne è nato questo serpentello  innocuo. “26.01.07.

Albero o il mio utero
9.03.07

“Questo corso di arteterapia è stato molto bello e utile, abbiamo passato delle belle mattinate e ognuno di noi ha potuto esprimere i propri stati d’animo. Personalmente dipingo da quando è insorta la malattia, era un bisogno interiore per esteriorizzare con i colori i miei pensieri e per concentrarmi su altro.”

Adelaide, 74 anni

Serpente a due teste

“Eccomi, un serpente verde e giallo a due teste, tutto sommato abbastanza buono, che si da solo arie. Io fischio e sibilo, ho la lingua biforcuta!!! Ma alla fine pago sempre di persona.

Per senso del dovere?
Per debolezza?
Per incapacità?
Per noncuranza?
Per menefreghismo?”

Elena, 58 anni

Come la luce rapida

 
Il mio cervello fuori ma vigile

 

L’IMPORTANZA DEL GRUPPO IN ARTE TERAPIA

“Questo gruppo mi ha permesso di lasciarmi andare (funzione contenitiva), ho potuto esprimere delle cose che in anni non ho raccontato neppure alle mie amiche più care. Ho potuto esprimermi autenticamente senza sentirmi criticata, giudicata, mi sono sentita ascoltata.”

“Il gruppo è un bel modo per abituarci a stare con gli altri. Ho scritto e ho tenuto ciò che ho scritto proprio perché mi sono sentita creatrice.. Prima scrivevo e bruciavo come se dovessi far sparire ciò che esprimevo.” 

“Stando nel gruppo ho potuto ascoltare me stessa. Il lavoro svolto mi ha lavorato dentro. E come se mi sono sbloccata rispetto a dei temi sui quali ho potuto poi riflettere durante la settimana.

 Sentivo che man mano mi aprivo di più agli altri e a me stessa e di riflesso ancora agli altri.” 

“Ho potuto scoprire quanto in fondo possa sentirmi fortunata pur dovendo affrontare il mio disagio. Gli altri ,infine mi sono stati di grande aiuto.” Mariella 

“Il gruppo è una bella cosa, ci si trova una mattinata insieme, fa bene, puoi esprimere con i colori i tuoi stati d’animo. “

Ho trovato persone simpatiche, ognuno con il suo carattere, ma persone semplici. Tutte persone che hanno avuto esperienze come me  e con cui ho potuto parlare e nelle quali ho trovato una sensibilità particolare.  Sono cose che non puoi fare in casa. In casa ci sono dei tabù. E se ne parli con altre persone, il cancro è comunque ancora una malattia che fa paura. Diciamocelo chiaro: ti vedono già spacciata”.   

LA MALATTIA: NON PIÙ SOLO UN NEMICO DA COMBATTERE  
“La malattia mi ha permesso comunque di fare un percorso che mi ha dato più forza. E solo quando ti succedono questo tipo di cose che ti rendi conto di quante risorse noi possiamo disporre.

In fondo oggi posso dire che ho fatto di tutto per ammalarmi, mi sono stressata, non mi sono curata di me, mentre la malattia mi ha permesso di iniziare veramente a prendermi sul serio cura di me.

In fondo noi  siamo come dei sopravissuti, e chi ha la possibilità di riscoprire la vita? Prima non vedevo i colori, il cielo, non riuscivo a godermi tutte le cose belle che la vita ci regalava.” ( Mariella)

Roberta Pedrinis
Formatrice-arteterapeuta

 

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updated 05.07.16



 

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