
LE SCATOLE DI EROS
"Misteriose, intriganti, chiuse. Almeno fino a quando, spinti da
irrefrenabile curiosità, decidiamo di aprirle. E' l'inizio di un viaggio
nell'eros, una strana turbolenza ci risucchia come un vortice verso le zone
d'ombra del nostro pensiero; sensazioni che pensavamo dimenticate, fantasie
inconfessabili, sogni..tutto sembra trovare un ordine nuovo.
Tutto dentro queste scatole è fatto per essere toccato, annusato, frugato
con la massima curiosità. Un'esperienza veramente sconcertante!"
Louise Mayer
DIALOGO SULL’EROS
Intervista a Michele
Costantini
Di pianeti
e di fiori
facciamo
conoscenza,
ma quando
si tratta di noi
c’è l’etichetta
l’imbarazzo
e il terrore.
Emily Dickinson
Quando si tratta di esplorare noi stessi e il nostro senso del piacere
spesso siamo bloccati. Dalla nostra educazione, dal senso del pudore, dalle
pressioni di un’epoca che privilegia l’immagine e non va oltre la
superficie. Di più: che ci spinge a non farlo.
Le Scatole di Eros di Michele Costantini sfidano questi blocchi facendo leva
su uno stimolo vitale innato nelle persone: la curiosità. E, una volta
aperte, ci offrono mille occasioni di perderci nell’esplorazione dei nostri
sensi, alla libera scoperta del principio del piacere che è in ognuno di
noi. E che andrebbe spesso frequentato, esercitato, vivificato, per evitare
di scivolare, inconsapevoli e incoscienti, verso la morte più terribile che
esista. Quella dell’anima.
Perché questo interesse per l’Eros? E che cosa intendi con questo termine?
Io credo che l’idea di Eros sia strettamente collegata a Thanatos, la morte.
Oggi mi pare che stiamo vivendo in un momento di declino: si ha la
percezione della fine delle cose che aleggia, di un’epoca che sta volgendo
al termine. Mi ricorda un po’ quello che ho letto sulla Vienna di inizio
Novecento. In quegli anni, di fronte all'insicurezza e all'incertezza che la
fine dell’Impero Asburgico provocava, si è assistito a una sorta di reazione
compensatoria, un turbamento erotico che agitava gli animi della società e
che grandissimi artisti come Schiele e Klimt resero visibile con i loro nudi
rivoluzionari.
Secondo me anche noi viviamo un turbamento simile: è lo spirito di Eros che
viene fuori nelle conversazioni con gli amici, dagli sguardi che si colgono
prendendo la metropolitana, bevendo il caffé al bar. Come se, di fronte
all’incertezza del domani, l’uomo riscoprisse il proprio istinto vitale più
profondo. Che nei momenti più impensati affiora e si rende visibile.
Quindi anche questa invasione di corpi nudi e ammiccanti nei nostri media è
Eros?
Non saprei dire con sicurezza. Certamente si tratta di un Eros diverso da
quello che ho cercato di esplorare. Le Scatole di Eros vogliono essere un
“gioco” erotico vitale e vitalizzante: parlano alla nostra parte più intima,
alla nostra sensualità più segreta che è sempre dentro di noi. Sono pensate
per spingerci a esplorarla, a riattivarne le potenzialità. Divertendoci e
turbandoci al tempo stesso.
Mi pare invece che questo edonismo imperante, questa ricerca costante per il
corpo giovane e prestante, per il lifting e la bella figura possa essere il
richiamo forte a un certo tipo di Eros in un certo senso più superficiale.
Forse potrebbe essere un tentativo di esorcismo, di fuga di fronte alla
paura della morte. Certamente è diverso dall’Eros delle Scatole.
Expectation Whirls me round.
Th’imaginary relish is so sweet
That it enchants my sense.
William Shakespeare, Troilus and Cressida
Come artista hai privilegiato sino ad ora la pittura. Perché adesso queste
strane Scatole che un po’ ci spiazzano e un po’ ci invitano?
Avevo già indagato il tema di Eros nei miei quadri, ma in modo trasfigurato
e quindi più distaccato. Un quadro non si tocca. Le scatole invece mi
permettono di stimolare non solo la vista, ma tutti i sensi di chi le ha di
fronte. E, cosa importantissima, di giocare.
La scatola è per me un oggetto fortemente evocativo : penso agli “scrigni”
dei tesori dei bambini, piene di piccoli oggetti raccolti con amore; penso
ai porta gioie delle donne… evocano in me sempre un po’ di mistero, qualcosa
di segreto e di prezioso da conservare con cura. Noi veniamo al mondo
uscendo da una “scatola” - il grembo materno - e in una scatola finiamo al
termine della nostra vita. Un contenitore chiuso ha in se il mistero del suo
contenuto e il desiderio di scoprirlo, di violarne il segreto.
Le Scatole di Eros giocano proprio su questo desiderio: alcune contengono
profumi e odori, altre offrono la possibilità di ascoltare suoni, musiche o
conversazioni, tutte sono da toccare, sin da quando sono ancora chiuse. Gli
angoli sono stati smussati ad arte, il cuoio lavorato per renderlo
morbidissimo, perché ricordasse la sensazione di sfiorare la pelle di
un’altra persona …Chiunque si trovi di fronte una Scatola di Eros non può
fare a meno di accarezzarla. E, subito dopo, di aprirla.
Che cosa c’è dentro?
Di tutto, ma non avrebbe senso descriverlo ora. Perché lascerebbe meno
spazio a un elemento fondamentale e vitale: la curiosità.
Curiosità per qualcosa di nascosto, di non visibile. Per questo le scatole
si presentano chiuse. L'atto di aprirle è la conseguenza di questo moto
primario che trovo importantissimo perchè è il preludio alla costruzione
della propria fantasia, del proprio immaginario. La sorpresa del resto è
parte del piacere, del gioco. L’erotismo ha un lato ludico: molte Scatole
giocano su questo e stimolano il divertimento, la giocosità di chi le apre.
La prima reazione di fronte all’apertura è comunque un momento magico, e ho
notato che ciascuno lo vive secondo il suo sentire: chi ride, chi smette di
respirare, chi spalanca gli occhi per la sorpresa…
In certe scatole poi ho volutamente inserito pochi elementi affinché, di
riflesso, molto affiorasse nella fantasia di chi le apriva: suggerimenti
piuttosto che tutto in vista, allusioni invece di spiegazioni, misteri e
dubbi...affinché ognuno sentisse la curiosità e la necessità di una
risposta. E la risposta "pesca" nel profondo di ognuno, dialoga con le sue
ombre, si confronta con le esperienze di quella persona. La scatola così,
passa di mano, non è più mia, in un certo senso si lascia possedere.
Esistono versioni maschili e femminili delle Scatole?
No. In realtà sono molto attento a mantenere un equilibrio tra la parte
maschile e femminile di ogni scatola. Quello che ho notato, dopo le prime
esposizioni, è un modo diverso di porsi di fronte alle Scatole. Le donne
sono molto più naturali e disinibite nell’esplorare i contenuti, si lasciano
andare subito all’immaginazione e permettono alla loro parte più nascosta di
affiorare senza frenarla. Alcune erano talmente coinvolte da ciò che
scoprivano da essere preoccupate. Non si capacitavano che i proprietari
degli oggetti, delle lettere, dei ricordi che stavano osservando curiose
potessero avere rinunciato al loro possesso. La loro immaginazione aveva
dato vita al contenuto della scatola, rendendolo reale. Con la sua capacità
di ascolto, di se stessa e dell’altro, la donna è avvantaggiata rispetto
all’uomo. Ma l’istinto al piacere appartiene a tutti gli esseri umani, senza
distinzioni di genere. E i ruoli maschile e femminile sono molto cambiati
negli ultimi decenni.
C’è qualcosa di autobiografico nelle Scatole? Quanto hai messo di te stesso?
Molto: alcune scatole contengono tracce di esperienze che ho vissuto in
prima persona. Per questo le prime volte che le esponevo ero molto
preoccupato di come sarebbero state accolte. Ci sono riferimenti precisi a
oggetti erotici. O anche a parti del corpo femminile che nella morale comune
sono poco percepiti come sensuali: un osso della spalla, un piede … A me
pareva che rappresentassero qualche cosa di ancestrale, di assoluto che
appartiene al corpo della donna e che ci eravamo dimenticati, che era andato
perduto e che valeva la pena richiamare, fare riaffiorare, tornare a
esplorare…
Torniamo alla prima domanda: qual è il senso della Scatole di Eros nel
nostro tempo?
Le Scatole sono nate da un bisogno che io ho percepito come condiviso, non
avevo alcuna idea di che effetto avrebbero avuto. E in realtà non mi ero
neanche posto la questione: questo lavoro contiene un aspetto giocoso,
ludico. Ho creato le prime scatole nella totale incoscienza del senso di
quello che facevo: mi sono limitato a divertirmi a esplorare territori per
me nuovi, fatto che di per se è un piacere erotico.
Le Scatole di Eros sono andate oltre le mie aspettative, creando un
interesse e un coinvolgimento che non avevo previsto così intensi.
Un episodio basterà a spiegare quello che intendo. Durante una mostra, che
si svolgeva in un locale di Lugano, è accaduto qualcosa di sorprendente. Le
Scatole erano state lasciate sui tavolini del locale per qualche giorno. La
gente si sedeva e, in attesa dell’ordinazione, scrutava incuriosita quello
strano oggetto chiuso… prima o poi qualcuno vinceva la timidezza e lo
apriva, scoprendo così tutto il mondo nascosto che conteneva.
Il fatto è che, dopo avere esplorato il contenuto della propria Scatola, si
guardavano intorno e vedevano gli altri avventori che stavano facendo lo
stesso con un’altra Scatola e, pur non conoscendoli affatto, proponevano uno
scambio. Per farla breve, in quei pochi giorni sono nati incontri e
conoscenze, forse amicizie e amori - non ci è dato saperlo - che senza le
Scatole non ci sarebbero mai stati. La curiosità e la forza dell’Eros hanno
vinto sull’imbarazzo e sulla paura. Avvicinando le sensibilità, risvegliando
gli animi.
È la magia potente delle Scatole di Eros: non ne avevo compreso la forza,
prima. |
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Michele Costantini
"Le scatole di Eros" |
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