Gianna Parola nasce a Lugano. Giornalista, scrittrice, ha al suo attivo esperienze di teatro, radio e televisione. Vive a lungo a Torino dove è allieva del pittore Filippo Scroppo. Rientrata in Ticino, dal 1987 orienta la sua ricerca anche alla scultura frequentando a Rancate lo studio dello scultore Paolo Bellini. Successivamente lavora a Pietrasanta in Versilia, patria degli scultori.

Dal 1998 al 2003 pubblica tre romanzi.
Divide la sua vita artistica fra la Toscana e la Svizzera.

 
Esposizioni
1971 Galleria istituto bancario S. Paolo - Torino (collettiva)
1990 Golf Club – Magliaso (CH)
1991 Verona – Euro Art Expo (collettiva
1992 Golf Club Magliaso (CH) (personale)
1996 Valle Onsernone (personale)
2004 Ristorante “Il poveromo” – Pruno di Stazzema – (LU) (personale)
2004 Gioielleria Scotti – Torino (personale)
2005 BIM – Banca intermobiliare e di gestioni - Lugano
 
Libri:
"Innamorata della luna" - Greco & Greco Editori 1996 - Milano
"Nel mondo dei sogni" - Greco & Greco Editori 1998 - Milano
"Un amante scomodo" - Edizioni Ulivo 2003 - Balerna (CH)
 

Leggerezza e poesia nelle recenti sculture di Gianna Parola.
Testo di Claudio Guarda

Omen est nomen, diceva un noto detto latino: nel nome c'è già spesso impresso il segno di un destino, la direzione di un'esistenza o di un fare. È quanto ho subito pensato il giorno in cui, per la prima volta, mi sono incontrato con le recenti sculture di Gianna Parola: opere affabulatrici e situazionali ad un tempo, nel senso che fin dal primo sguardo sembrano voler raccontare un frammento di vita o un'ipotesi di storia, e mettere in scena una situazione, per certi versi anomala o improbabile.

Chi è e cosa fa questo personaggio che cammina a passi falcati sul profilo incurvato del globo, che siede sulla sommità di una piramide e sembra osservare il mondo da un punto privilegiato, oppure veleggia come un nocchiero su strane forme organiche? E che significato ha quella sua sciarpa che si alza leggera nell'aria a rendere l'idea di un moto o di uno scatto, la sensazione percettiva di un alito di vento? Sono queste, infatti, alcune domande che, d'acchito, sorgono spontanee in chiunque si soffermi a dialogare con questi bronzi dalle diverse soluzioni plastiche ma tutti accomunati non solo da una medesima cifra stilistica bensì anche, e soprattutto, dal ritorno costante di uno stesso personaggio che ne diventa l'anima, la figura rivelatrice che le attraversa tutte, nelle situazioni più diverse. Per questo dicevo che la scultrice Gianna Parola ci butta subito in medias res, dentro lo sviluppo di una vicenda in atto, aperta certo a disparati e imprevedibili esiti, ma vissuta in prima persona sempre da uno stesso attore che fa da file rouge, e animata comunque da dinamismo e positività.

Perché, a giudicare dallo slancio delle sue movenze o dalle modalità in cui è raffigurato, questo suo personaggio-protagonista sembra ogni volta essere sul punto di vivere l'esperienza del viaggio o dell'attraversamento, a volte anche di spiccare il volo o di averlo appena concluso, tanto gli è connaturata la sensazione di leggerezza e levità, da vincere perfino la forza di gravità stessa come se solo a lui fosse consentito liberarsi dal peso corporale che trattiene tutti noi mortali ancorati al suolo, e a lui invece di scavalcare muri e ostacoli, di tendere verso un altrove o di volteggiare nello spazio e di posizionarsi in alto. Di vedere insomma le cose da un'altra prospettiva e con ben diverso spirito. Forse è proprio lui l'omino spento o nascosto in tutti noi che supervisiona il mondo e che esorta a riprendere il cammino, a rimontare la china della rassegnazione e del pessimismo, a ritrovare fiato e slancio, inducendo una nota di fiducia e di speranza.

Che è poi anche quanto sembrerebbe suggerire il titolo dell'intera serie e di ogni singolo pezzo: 'Il mio piccolo principe', con esplicito richiamo al notissimo racconto di Saint-Exupéry, che è appunto racconto di viaggio e di scoperta, di esaltazioni e di disillusioni, tra mondi vecchi e nuovi, ma aperto all'incontro e al dialogo, animato da ritrovata ingenuità e freschezza. Un'allusione che non vuol essere più di un richiamo, un suggerimento analogico e nulla di più, consapevoli del fatto che queste sculture non sono la traduzione in immagini delle vicende narrate dallo scrittore francese, ma mettono in scena 'il mio piccolo principe'- dice la scultrice -, vale a dire qualcosa che, a questo punto, è proprio ed esclusivo di colei che qui sta operando. E non si tratta più solo di ingenua fanciullezza, ma di mediazione e di accordi tra opposte polarità di cui si fa rivelatrice proprio la variata elaborazione formale delle sculture, sia in rapporto tra di loro, sia in rapporto alla fase plastica che immediatamente le precede.

Le opere recenti si lasciano infatti alle spalle la componente più espressionistica tipica delle precedenti sculture, incentrate sostanzialmente sulla figura umana o sul soggetto antropomorfo reso espressivamente: tanto nella drammaticità di certe posture, nella contrazione di pose e di gesti, nella riduzione del corpo ad un troncone incurvato e compresso, privo di arti; quanto nella trattazione della materia a grumi, a onde o a solchi, e quindi slabbrata corrosa, scavata. A confronto, subentra adesso il senso di una maggiore distensione, di un racconto più largo e meno conflagrante, per certi versi più lirico e poetico, dove si alternano parti qua e là ancora corrose e concitate ma in relazione dialettica e contrappuntistica con altre dalle superfici assai più ampie e distese, più lineari e lisce, a volte anzi di una evidente geometrizzazione dello spazio, dalle
connotazioni chiaramente mentali.

La piramide, la sfera, il cubo sono infatti forme del pensiero astratto e sublimante, espressione di una geometria universale e simbolica, tranculturale, che traduce in forme perfette l'aspirazione umana all'ordine e alla misura, alle armoniche rispondenze. Non così invece il blocco di travertino scalfito e slabbrato, il troncone di un legno o di una radice su cui, comunque, pure veleggia o si siede in arcione il piccolo omino con la sciarpa al vento. C'è insomma un primo evidente polarismo di fondo tra la assolutezza di alcuni volumi, la geometria delle loro forme, solide e mentali, e quelle più organiche, biomorfe e residuali che fanno da contrappunto dialettico alle prime. È evidente che in quest'ultimo caso la scultura parte dal dialogo con il mondo e le sue forme, con il dato di natura preesistente (il passato), da considerarsi se non all'origine della scultura stessa, quanto meno parte attiva e coessenziale alla sua stessa creazione. Non così, invece, quando l'artista ricorre alle forme di una geometria mentale.

Ci si renderà allora presto conto che tutta la recente scultura di Gianna Parola è in definitiva giocata sulla sintesi armonica degli opposti e sulla interazione dialettica dei contrari, al fine di ricreare un equilibrio che è però anche una tensione tra forze e forme contrapposte, un'unità armonica non statica né paciosa, ma mobile e viva, sempre rimessa in questione. Lo si è visto nella dialettica geometrico-organico, mentale-naturale, ma lo si veda ancora nel contrappunto, sempre operante, tra presente passato e futuro, tra staticità (soprattutto di certe forme che fanno da supporto) e dinamismo, in particolare la mobilità che caratterizza quel piccolo protagonista dai tratti più mossi e accidentati il quale vi si relaziona e le cavalca. Oppure ancora, tra la frontalità di alcune opere e la chiara direzionalità trasversale di altre.

Riconoscere l'operatività di tale dialettica all'interno di queste opere, significa allora riconoscere che la recente scultura di Gianna Parola, si pone come luogo emblematico non solo di rinnovata invenzione plastica (per quanto riguarda il suo percorso artistico), ma anche di una nuova visione esistenziale fondata sullo sperato accordo dei contrari e su una rinvigorita fiducia nei confronti del viaggio della vita, che vuol essere dunque viaggio di ritrovata armonia e speranza, in definitiva di pace e di poesia.

Claudio Guarda

 


Biografia di
Gianna Parola


To the next picture - Zum nächsten Bild - Alla prossima immagine - À la prochaine image
 

HOME GIANNA PAROLA
SITEMAP GIANNA PAROLA
Gianna Parola
scultrice - scrittrice
via Matorèll 39
6926 Montagnola
Ticino
Switzerland

e-mail
gparola@bluewin.ch  
 
HOME
ADHIKARA ART GALLERY

 



 
















 

Adhikara Art Gallery
updated 08.06.08


 
Sculture di
Gianna Parola