Leggere è bello
Martedì 11 settembre 2007
alle ore 20.30
alla Trattoria Menghetti di 6954 Bigorio - Svizzera
Ci raccogliamo attorno ai libri:
Informazioni
Erina Forni, (-Belli)
Lelgio
6951 Odogno
- Svizzera
Ticino
091 943 64 59
Possibilità di cenare prima
Trattoria Menghetti
Menghetti Lucienne
6954 Bigorio Capriasca
091 943 24 01

Link:
CAPRIASCA
HOME

"Il principio dell'amore"
Di Maeve Brennan


"La visitatrice"
Di Maeve Brennan


Titolo Il principio dell'amore
Autore Brennan Maeve
Dati 2006, 245 p., brossura
Traduttore Arduini A.
Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
(collana Scrittori contemporanei)

In sintesi
In questi sei racconti Brennan, pur mantenendo il suo stile inconfondibile, si affianca alle atmosfere che hanno eletto a miti narrativi Cheever e Carver: sono storie di mariti e mogli prigionieri di matrimoni senza amore, coppie che spartiscono livida solitudine sottaciuta, incapaci di parlarsi e di capirsi, vittime di idiosincrasie, di famiglie marmorizzate nella norma sociale, percorsi interiori di personaggi complessi e tormentati, incapaci di sfuggire alle convenzioni sociali e all'ipocrisia della religione.

Torna, ancora una volta nelle edizioni della "Bur" rinnovata, l'irlandese Maeve Brennan, che aveva colpito nel 2005 le fantasie dei lettori, e dei critici, grazie allo splendido profilo che la ritraeva in copertina. Astutamente la nuova raccolta propone una sua – ancora più elegante – immagine e un'interessante prefazione di William Maxwell, illustre editor del "New Yorker", talent scout ante litteram e grande amico della stessa Brennan. Come se non bastasse, lo strillo in copertina riporta una frase celebrativa di Alice Munro, scrittrice di soli racconti (come Brennan), che negli ultimi anni ha conquistato in Italia una grande notorietà.
Una volta tanto le cose si tengono insieme: è evidente che a una narratrice di relazioni non poteva sfuggire Il principio dell'amore. Non solo perché i racconti indagano nelle articolazioni di due matrimoni, non solo perché mettono in scena i movimenti e il mistero di due donne, di due mogli, Rose e Dalia, incapaci di darsi un'identità al di fuori del fazzoletto di terra coltivato davanti alle loro case, e infine non solo perché entrano nel monologare spietato dei loro rispettivi mariti, ma soprattutto perché la linea della scrittura segue fedele, piatta e come inerte, lo svolgimento delle loro vite. Se al principio, se nel momento della decisione, nel ricordo sembra esserci stata una ragione perché le vite di queste coppie si unissero, nel tempo si sono senz'altro affievolite. Le reciproche fiducie tradite da volontà contrastanti e da un uso ostinato del silenzio. Basti pensare al goffo tentativo del marito di Rose che, per consolarla della mancanza del figlio (diventato prete), le porta una sera a casa un ingombrante giacinto in boccio. O si vada all'episodio in cui il marito di Dalia, la sera del dodicesimo anniversario di matrimonio, rompe accidentalmente il vaso di fiori che la moglie aveva sistemato nella camera dove da tempo si era rifugiato per restare solo. Avvenimenti minuti, minutissimi, che tanto piacerebbero a Alice Munro, appunto, che però non servono a sovvertire la direzione della vita. Donne e uomini privi di destino, quasi incapaci di sofferenza, che appena percepiscono la presenza altrui da una porta aperta, o chiusa per sempre. "Come poteva rimpiangere qualcosa che non riusciva a definire, o dolersi per una cosa scomparsa senza lasciare tracce? Era proprio così: lei non aveva lasciato tracce".
Scritti tra il 1962 e il 1972 e pubblicati sul "New Yorker", i racconti di Maeve Brennan stupiscono per la convenzionalità con cui sono scritti, per la scelta del tutto indifferente agli sperimentalismi. Grazie a questa loro speciale qualità di essere fuori moda, fuori tempo, acquistano la grazia dell'inattualità. E illuminano il lettore su una personalità di intellettuale, nata a Dublino ma trasferitasi assai presto in America, che svolse una lunga attività di giornalista di moda e di cultura, prima per l'"Harper's Bazar" e poi per il "New Yorker", in un tempo in cui, fra le recensioni non firmate, comparivano anche quelle di W.H. Auden.
                                                                    Camilla Valletti

Titolo La visitatrice
Autore Brennan Maeve
Dati 2005, 109 p., brossura
Traduttore Arduini A.
Editore Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
(collana Scrittori contemporanei)

In sintesi
La ventenne Anastasia, orfana di entrambi i genitori, torna nella Dublino della sua infanzia. La aspetta la nonna, consacrata all'ossessiva memoria del passato, chiusa in un dolore freddo, ancora incapace di perdonare Anastasia che aveva scelto, alla separazione dei genitori, di seguire la mamma a Parigi. In equilibrio tra amore distorto e amore respinto, crudeltà delle situazioni e tersa limpidezza dei dialoghi, si dispiega tra le due donne un duello di sentimenti tanto intensi quanto controllati, che si snoda fino a un epilogo malinconicamente inatteso, una svolta orchestrata con spietata eleganza.




LINK:
CAPRIASCA
HOME













































 

 

 

Capriasca

 

Adhikara Art Gallery
updated 05.07.16



 

 

Adhikara Art Gallery
updated 05.07.16