Macbeth
Da William Shakespeare
Adattamento,
scenografia e regia
Emanuele Santoro
Con
Emanuele Santoro e
Laura Rullo |
PRIMA SVIZZERA
Gio 18, ve19 e sa20 gennaio ore 20.30
Nuovo Studio foce, Lugano.
Prevendita.
0588667203
Repliche.
2/3/4 e 9/10/11 febbraio ore 20.30
Il Cortile, via Boscioro 18, Lugano-Viganello.
Prevendita 0919222200 |
Macbeth
Vittoriosi
su un esercito di ribelli, Macbeth e Banquo generali di Duncan, re di
Scozia, incontrano tre streghe. Esse salutano in Macbeth il futuro signore
di Cawdor e poi re, e in Banquo un progenitore di re. Arriva l'annuncio che
effettivamente Macbeth è stato creato “Sire di Cawdor”. Lady Macbeth, saputo
che Duncan verrà al castello, trama il regicidio. Macbeth viene istigato
dalla moglie ad uccidere Duncan: la diabolica ambizione e forza persuasiva
di lei hanno la meglio sui dubbi del nobile scozzese. E' Macbeth a uccidere
il re nel sonno. I figli di Duncan, Malcolm e Donalbain fuggono. Macbeth,
incoronato, elimina Banquo per sconfiggere le sue paure, ma è ossessionato
dalla sua ombra. Le streghe interrogate da Macbeth profetizzano che nessun
nato di donna potrà nuocergli, e che regnerà finché la foresta di Birnam non
giungerà a Dunsiname. Malcolm e Macduff signore di Fife muovono contro di
lui. Macbeth fa assassinare la moglie e il figlio di Macduff. E' abbandonato
da tutti. Lady Macbeth impazzisce e si uccide. L'esercito nemico avanza
verso Dunsiname, nascosto dietro una cortina di rami e foglie tagliate nella
foresta di Birnam. Macduff, che era nato estratto anzitempo dal ventre
materno, uccide Macbeth. Malcolm diventa re di Scozia.
Note
Macbeth ha ucciso il re
perché non poteva rassegnarsi all’idea di un Macbeth timoroso di uccidere il
Re. Ma il Macbeth che ha ucciso non riesce a conciliarsi col Macbeth che ha
ucciso. Macbeth ha ucciso per uscire dall’incubo, per stroncarlo una volta
per tutte. Ma l’incubo sta precisamente nella necessità di uccidere.
L’incubo dell’incubo sta proprio nel fatto che non ha fine. “È lunga la
notte che non trova mai il giorno”. La notte in cui sprofonda Macbeth è
sempre più fitta. Da un crimine ne nasce un altro, anche se non aumenta la
malvagità di chi lo compie.
“Ceda qualsiasi ragione al mio interesse: tanto in là ho camminato nel
sangue che fermarmi e tornare sarebbe fatica più aspra che il procedere.”
Benché tutte le tragedie di Shakespeare possano essere trasposte in
termini di contemporaneità, la storia di Macbeth appare fra le più vicine
all'esperienza comune. È la storia dei peggiori tiranni e dittatori, ma è
anche la storia di un qualsiasi individuo che colga qualche meschina
convenienza per sentirsi più importante e avvantaggiarsi un po' sugli altri,
nell'illusoria convinzione che un'azione possa restare isolata. Shakespeare
ci mette di fronte, e ingigantisce in questo personaggio, gli abissi in cui
può precipitare l’animo umano quando dà ascolto alla parte peggiore di sé.
L’intenzione di questo adattamento è di far emergere e amplificare le paure,
l’angoscia e la solitudine in cui vengono a trovarsi i due protagonisti. Una
stanza da letto, un microcosmo coniugale in cui vediamo Macbeth sprofondare
sempre più nell’infamia, senza che per questo venga meno la presa che
esercita su di noi. Forse perché riusciamo ancora a scorgere in lui un
barlume di umanità. Quella stessa umanità cui, in parte, possiamo rapportare
la nostra. Emanuele Santoro
e.s.teatro v. Zurigo 32
CH-6600 Lugano ++41 91 9222200 e.s.tearo@freesurf.ch
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